‘Il faro in una stanza’ 2020: a parlare di Virginia Woolf e la guerra, nell’evento organizzato da Italian Virginia Woolf Society, sono le esperte Nadia Fusini, Liliana Rampello, Elisa Bolchi, Sara Sullam

L’Italian Virginia Woolf Society ogni anno organizza Il faro in una stanza‘.
L’edizione del novembre 2020 si è tenuta in streaming a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da Coronavirus, mentre la Lombardia è in ‘zona rossa’. 
Come Virginia Woolf Project rilanciamo questi approfondimenti che analizzano la figura e gli scritti di Virginia Woolf in relazione alla tematica della guerra. A parlarne sono le esperte di Virginia Woolf Nadia Fusini, Liliana Rampello, Elisa Bolchi, Sara Sullam.

Virginia e la guerra – La stanza di Jacob



Nadia Fusini, sottolinea l’Italian Virginia Woolf Society, con la nuova traduzione, edita da Feltrinelli, di ‘La stanza di Jacob‘, “regala nuova voce al primo romanzo sperimentale di Virginia Woolf, pubblicato nel 1922 e destinato a cambiare lo stile narrativo dei personaggi”.
“Per Woolf contano il ritmo e la forma del romanzo – spiega Nadia Fusini –. Jacob’s room è il romanzo che registra una rottura: è costruito intorno ad un personaggio che non c’è. Non viene neppure detto cosa è accaduto, come è morto. La guerra entra solo nel nome del personaggio, Jacob Flanders, dove Flanders è uno dei luoghi delle peggiori battaglie della Prima Guerra Mondiale (Flanders Fields, Campi delle Fiandre, tra Belgio e Francia, è il nome inglese abituale per indicare i campi di battaglia della Grande Guerra, ndr). Di lui restano delle vecchie scarpe. La vita di Jacob è raccontata attraverso memorie, emozioni, sensazioni, attraverso le ‘stanze’ della sua breve esistenza”.
La novità introdotta da Virginia Woolf ne La stanza di Jacob “è muoversi – spiega l’esperta – attorno all’assenza del protagonista principale. Jacob è raccontato in maniera indiretta attraverso le percezioni e ricordi di altri. E’ opera piena dell’emozione del tempo perduto per un giovane che dovrebbe essere impegnato nella sua formazione. Il vuoto domina la struttura del romanzo. Woolf racconta nel suo diario di aver scritto seguendo l’istinto della parola’. E’ un romanzo che procede per dissolvenze, con una tecnica più vicina al cinema o alla pittura rispetto ai canoni del romanzo. E’ scritto a ritmo, non a trama e infatti viene letto, all’epoca, con disagio”.
Woolf dice, terminata la scrittura del romanzo, di “aver trovato, a 40 anni, la sua voce”.
Elisa Bolchi, dell’Italian Virginia Woolf Society, aggiunge: “‘La stanza di Jacob’ è occasione, per le scuole, di parlare della guerra da un punto di vista diverso. Non solo il punto di vista maschile, il fronte, i soldati. Ma di parlare di ciò che ha prodotto la guerra come il vuoto del personaggio principale, che è la scomparsa di un’intera generazione, e poi portare il punto di vista della donna, della madre che mette al mondo carne da macello. E’ un modo interessante per affrontare la narrazione della Prima Guerra Mondiale nei licei”.