Il racconto di Raffaelina Di Palma, che con ‘La scelta di Mara’, narra del momento in cui, negli anni ’50, fu costretta a scegliere tra continuare gli studi o diventare sarta

Seduta alla finestra con la testa appoggiata contro il vetro gelido, assorta nei propri pensieri, guardava la strada mentre veniva invasa dal buio; fino a un’ora prima era stata animata dai giochi dei bambini. La giornata si spegneva lentamente. Si accendevano le prime luci. Pochi i passanti.
Stava aspettando suo padre. Era inquieta e infelice: doveva prendere una decisione. Quando lo vide arrivare non gli andò incontro, non aveva voglia di vederlo. Anna, la sua balia la chiamò, ma lei rimase nella sua camera.

Avvertiva brividi di freddo: a scaldarla era Anna

Avvertiva brividi di freddo; nonostante fosse la fine di aprile l’aria era ancora fredda; osservava la pioggerella sottile che faceva scintillare i basoli stradali, mentre il suo sconforto aumentava. Si avvolse nello scialle per trovare un po’ di calore e si rimise a studiare.
Lui si fermò nella grande cucina a parlare con Anna, la quale si era presa cura di lei fin dalla nascita: Mara non viveva con la sua famiglia; la sua mamma era lei.
Quel giorno suo padre veniva per chiederle se voleva continuare gli studi. Certo che le sarebbe piaciuto continuare! Ma c’era un problema: lui viveva in altra città.
A quei tempi,  negli anni ’50, non c’erano gli scuolabus, non c’erano molti mezzi pubblici per spostarsi da un paese all’altro, quasi nessuno aveva la macchina, quindi, l’unica soluzione era di andare a vivere con lui.

Era arrabbiatissima!

Era arrabbiatissima! Come poteva chiederle, di punto in bianco, di andare a vivere con lui, dopo che per tanto tempo si era fatto vedere sì e no una volta l’anno: possibile che non capiva che per lei era un perfetto estraneo? Non riusciva a dirgli quanto fosse infelice. Non c’era mai stata nessuna intimità fra di loro.
Il solo pensiero di lasciare Anna la faceva star male. Dopo la morte di sua madre era l’unica persona che fosse riuscita a prendere un posto nel suo cuore; stava sempre insieme con lei, la seguiva passo passo. Nonostante fosse una bambina, cercava di capire l’atteggiamento freddo che suo padre aveva sempre avuto nei suoi confronti: forse la riteneva responsabile della morte della mamma? Questo dubbio era un tarlo che la scavava profondamente dentro.

La scelta di Mara

Accadde, poi, negli anni, forse per paura, forse per quello che lei credeva fosse rancore, di voler tagliare ogni radice con lui; e questo l’aveva resa una bambina triste e smarrita. La sua infanzia rimase prigioniera nel cerchio di quel dolore. Vedeva se stessa seduta su uno scoglio, con i capelli al vento che aspettava con pazienza…
Quella sagoma immaginaria  aveva, stranamente, il potere di tranquillizzarla

Sarta, moglie e madre

“Buongiorno Mara è pronto il mio vestito? Te lo ricordi? Mi serve fra tre giorni.” . Dopo aver rassicurato la cliente che il vestito sarebbe stato pronto in tempo Mara, chiuse il telefono e andò in cucina dove i suoi bambini stavano facendo colazione esortandoli a sbrigarsi.
Mentre si preparava le ritornò alla mente il giorno in cui comunicò a suo padre di non voler continuare gli studi. In fondo lui non insistette più di tanto. Questo lo ricordava bene. Fu un giorno triste per lei: quella rinuncia le pesò molto; da quel giorno si spense la luce delle sue emozioni. In quella occasione emerse tutta la complessità del loro difficile rapporto nel quale si mescolavano affetto e risentimento: per una mancanza di dialogo e di contrapposti sentimenti; una distanza incolmabile.
‘Mamma’ Anna, con il suo modo pacato appoggiò il cestino da lavoro sul tavolo e cominciò a sferruzzare: con pazienza, cercava di ricucire lo strappo che li separava.
Con la sua sapienza e con poche parole le disse, “Anche con un ‘mestiere’ potrai renderti indipendente.”
Fu così che Marta andò dalla sarta più rinomata della zona, presso la quale fece un lungo tirocinio alla fine del quale frequentò, con profitto, la scuola di taglio; da lì cominciò la sua ‘carriera’ sartoriale. Era ancora l’epoca che vedeva la donna relegata nel ruolo di moglie e di madre: era la massima aspirazione che le fosse concessa. Nel contesto della società del tempo la donna era considerata alla stregua di un bell’oggetto da esibire.

‘Fragile’ a causa della dipendenza economica

La dipendenza economica la rendeva una creatura ‘fragile e incerta’: schiava del modello imposto da una società maschilista. Le rimase dentro la rabbia per non aver avuto la forza di ribellarsi. Mentre passeggiava per le stradine e il vocìo dei vicoli del paese, rifletteva: sentiva che la sua intelligenza, senza una guida, era come solidificata. Quando si confidava con Anna sentiva scorrere una corrente dentro di lei che spingeva i desideri della sua adolescenza verso mille suggestioni e fantasie che dirigevano i suoi pensieri verso un sogno che faceva spesso: ma quel sogno si sgranava nella realtà, lasciandola svuotata.
“Mamma, siamo pronti!” . La voce dei suoi bambini la riportano al presente. Infila svelta le scarpe, prende al volo la borsa e ripete ad alta voce gli impegni della giornata. Dopo averli accompagnati a scuola deve fare la spesa; alle 10,30 ha un appuntamento con Anita davanti al negozio di stoffe per aiutarla nella scelta di un tessuto; nel pomeriggio aspetta Laura per la prova del tailleur, poi deve dare un’occhiata ai compiti dei bambini e preparare la cena… “la mamma parla da sola“,  commentano loro divertiti.

Il sogno di lavorare per una grande casa di moda

Le sarebbe piaciuto lavorare per una casa di moda o in una grande sartoria ma con il matrimonio e la nascita dei figli dovette accantonare quel progetto e interrompere il lavoro, già avviato, per un lungo periodo perché nel frattempo aveva cambiato anche città. Non aveva nessuno a cui lasciarli, la baby-sitter costava troppo, in quegli anni si cominciava appena a parlare di asili nido: per cui dovette optare di lavorare in casa.
Il momento più impegnativo del suo lavoro, ma anche il più creativo, era quando disegnava il modello, dopo di che lo metteva sulla stoffa e con le forbici la tagliava: poi con spilli, con ago e filo gli dava la forma del corpo, lo modellava. Dopo cominciavano le prove. Vedere l’abito finito, creato dal nulla, stirato e messo sul manichino, quello era il momento più gratificante. Con le sue clienti, più che un rapporto di lavoro aveva un rapporto di amicizia e quando andavano da lei per i loro abiti, dieci minuti per una buona tazza di caffè lo trovavano sempre e, spesso, intavolavano interessantissime discussioni.

La lettura? Il rifugio tra templi, giungle e oceani

Le prove erano accompagnate dalle chiacchiere, dal sorriso, dalle confidenze, racconti e problemi quotidiani. Intanto, i vestiti si impregnavano di una sorta di profumo e di calore che dava loro quell’allegria o quella tristezza a seconda dei problemi del momento. La giornata di Mara terminava quando metteva a letto i bambini. Finalmente si metteva a letto anche lei, con l’immancabile libro che l’aspettava sul comodino. La passione per lo studio non l’aveva abbandonata, insieme con i suoi bambini ripassava la grammatica. Si correggevano, reciprocamente, con grande divertimento: e tutto questo si trasformava in accurate ricerche sul vocabolario.
Tutte le volte che poteva si rifugiava nella lettura: i libri le spalancavano le porte di città sterminate, verso piramidi e templi, giungle intricate, oceani profondi; tutto si depositava nel profondo del suo animo, un mondo straordinariamente ricco nel quale si sentiva come a casa propria.

L’esortazione di Virginia Woolf, come un faro

Come non sentire l’esortazione di Virginia Woolf?: “La donna deve procurarsi una indipendenza economica e una stanza tutta per sé; liberarsi dai limiti imposti alla creatività femminile dalla dipendenza economica e morale dell’uomo e dalla mancanza di cultura. .
Il tempo è passato, Anna non c’è più: le mancano il suo affetto e il suo modo di parlare pacato.
“Mara vai avanti!”  – la sua voce continua a esortarla. Ricorda la dolcezza del suo sorriso quando le raccontava della sagoma di quella bambina, seduta sullo scoglio con i capelli al vento che aspettava… “Forse aspetta la sua mamma.”
Quel sorriso le ricorda che i nodi da sciogliere sono ancora tanti.


Virginia Woolf Project - Raffaellina Di Palma - La scelta di MaraRacconto scritto da Raffaelina Di Palma


La scrittrice Clara Schiavoni ci conduce attraverso le stagioni di Mara.
E raffronta il racconto di Di Palma col pensiero di Virginia Woolf

Mara, bambina che a dieci anni deve fare una scelta cruciale di cui non sa soppesare le conseguenze future. Lei agisce sull’onda dei sentimenti: decide di rimanere con Anna, la sua mamma adottiva che è povera ma le ha dato tutto l’affetto che una famiglia sana sa dare ai propri figli rifiutando di andare a vivere con il padre biologico che  l’ha sempre trascurata pur avendo lui le possibilità per farla studiare. Studiare: il sogno più grande di Mara

Comprendere: prendere insieme, contenere in sé

Mara si ascolta, si guarda, si scopre nelle pieghe più profonde di sé, si abbandona a quello che Freud chiamava il perturbante ossia ai tumulti affettivi che sempre scaturiscono da un dolore e soffre moltissimo. Consolata dalla saggezza di Anna, Mara, faticosamente, raggiunge la comprensione nel senso etimologico del termine comprendere che significa prendere insieme, contenere in sé e la rinnovata comprensione diventa cambiamento, cambiamento di prospettiva. Non studierà come era suo profondo desiderio ma diventerà una sarta, una bravissima sarta che avrebbe potuto lavorare per grandi stilisti se non avesse scelto di sposarsi e seguire il marito nel suo lavoro che la porterà a vivere in un’altra città.

Nuova armonia

Mara realizza la ricerca di una nuova armonia parallelamente alla ricerca di un senso quello che scorre sotterraneo e quello ricco di accadimenti quotidiani che intreccia silenzioso le coincidenze dei nostri incontri, delle nostre esperienze di ogni giorno solo apparentemente casuali.

Il fluire della consapevolezza inafferrabile e mai compiuta è arrivato, fedele solo a chi sa fiduciosamente aspettarla, tanto che Mara ci parla di sé senza troppi indugi e mistificazioni e ci conduce nella sua vita: è un dono prezioso, delicato e come tale ci chiede di rispettarlo, di accoglierlo, di sospendere il giudizio ma allo stesso tempo ci offre un’occasione insinuando la possibilità e la necessità di riflettere su di noi stessi, di riappropriarci di noi stessi, di ritrovarci, di tornare anche noi a chi siamo veramente.

Le stagioni di Mara

Le stagioni di Mara sono stagioni che noi possiamo percorrere con lei e accompagnarla con gioia nel suo amore per la letteratura, nel suo desiderio di approfondire la propria cultura leggendo e studiando nella stanza da sarta, il lavoro che le ha dato l’indipendenza economica, e che, quando lei può, diventa la stanza tutta per sé in una conquistata armonia (anche se nodi da sciogliere ancora ci sono) nel raggiungimento del suo obiettivo.
Questo racconto solo apparentemente è una storia famigliare, si apre invece in una fonte di alterità perché, come afferma Virginia Woolf, le donne hanno in loro volontà, desiderio, necessità per conquistare un proprio assetto preciso nella realtà del quotidiano.


Articolo di Clara Schiavoni


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