‘Missing’, scomparsa, titolano i giornali nella primavera del 1941 quando la scrittrice si lascia annegare nel fiume Ouse; il corpo venne ritrovato alcune settimane dopo. La ricostruzione di quei giorni, tra i bombardamenti su Londra e la sua malattia.

Quella mattina Virginia va nel suo studio e scrive una lettera a Leonard: «Carissimo, sono certa che sto per impazzire di nuovo. Sento che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non mi riprenderò».
Sente le voci, pensa che ci sia un’unica soluzione. E continua così la sua lettera: «Tu mi hai offerto la massima felicità possibile. Tu sei stato quel che nessuno poteva essere. Non penso che due persone avrebbero potuto essere più felici di noi fino a quando non è arrivata questa terribile malattia. Non ce la faccio più a lottare. Se qualcuno avesse potuto salvarmi, quello saresti stato tu».

I sassi del fiume in tasca

È la mattina del venerdì 28 marzo del 1941, quando Virginia esce di casa e si incammina per i campi fino alle sponde del fiume Ouse. Si mette in tasca due grandi pietre e comincia ad addentrarsi nell’acqua, finché non ne viene inghiottita. Non ha ancora compiuto 60 anni quando si lascia annegare. Per molti giorni i giornali titolano “Missing”: la scrittrice Virginia Woolf manca, è come scomparsa. Come se non fosse né viva né morta. Qualche settimana dopo, però, a un gruppo di ragazzi in gita sul fiume sembra di vedere un tronco. Invece è il corpo di una donna in pelliccia, quello di Virginia. L’orologio al suo polso è fermo alle 11.45, di quasi un mese prima.
Virginia Woolf per tutta la vita ha sofferto di crisi depressive, senso di ansia, ossessioni, continui crolli di nervi. «Il mio cervello è un motore che funziona solo dieci minuti alla volta» scrive nelle sue lettere. Ha incubi violenti, vede ombre, sente sussurri che la confondono e la fanno vivere nel disagio. Tutta la sua vita è continuamente frammentata da esaurimenti nervosi e forti sbalzi d’umore. E da vari tentativi di suicidio, come accade dopo il funerale del padre, quando la scrittrice parte per un viaggio a Parigi e in Italia in compagnia dei fratelli ma durante l’estate ha un grave attacco da cui sarà “salvata” dalle cure di Violet Dickinson, che la porta con sé nel proprio cottage di Welwyn.

Il tentato  suicidio

Durante la sua permanenza lì, Virginia rifiuta il cibo e tenta il suicidio gettandosi da una finestra. «La bellezza del mondo ha due tagli, uno di gioia, l’altro di angoscia, che ci dividono il cuore», scrive Virginia. E qualche mese prima di suicidarsi Virginia, quasi con una premonizione di quello che avrebbe fatto di lì a poco, in una lettera scrive «Amo questo paesaggio alluvionato, quest’acqua selvaggia, il suo moto invasivo, i grandi tronchi che galleggiano e i grandi stormi di uccelli».
Nel gennaio del 1941 comincia a percepire nuovamente i sintomi della sua malattia, e la cosa la deprime. Vorrebbe «scendere nella corrente come un bambino».

I bombardamenti su Londra

È disperata dalla distruzione seminata dalla Seconda guerra mondiale, e vorrebbe stare solo con gli affetti più cari. Chiede alla sua Vita Sackville-West, la donna di cui è stata innamorata e con cui ha avuto una relazione appassionata, di raggiungerla a Rodmell, dove i Woolf si sono rifugiati per scampare ai bombardamenti. Ma la donna rifiuta, e le spedisce invece burro e lana per sostentarsi durante l’inverno. In febbraio termina di scrivere la sua ultima opera: Between the Acts. La fatica della stesura ha stremato Virginia, che comunque non ne è contenta: la trova flebile, stupida, insignificante. Il 28 marzo Virginia esce per l’ultima volta dalla casa di Rodmell. Questo è quello che pensava, e scriveva, Virginia Woolf: «La vita non è una serie di lampioni piantati in forma simmetrica, ma è piuttosto un alone luminoso semitrasparente che avvolge la nostra coscienza dall’inizio alla fine».


Bibliografia essenziale, per approfondire

Virginia Woolf, Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Riflessioni sulla scrittura. A cura di Federico Sabatini (minimum fax)
Virginia Woolf, Diario di una scrittrice. Prefazione di Ali Smith, introduzione di Leonard Woolf (minimum fax)
Virginia Woolf, Ritratto della Scrittrice da giovane (Utet)
Winifried Holtby, Virginia Woolf (Castelvecchi)


Tratto da Gettoni di Letteratura – Raiplay Radio


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