Ne ‘Le tre ghinee’ Woolf denuncia come all’origine delle guerre ci sia il dominio maschile, in casa e nella società, il mito dell’uomo virile incarnato da Hitler e Mussolini. Per prevenire i conflitti donne e uomini devono avere pari libertà

A Virginia Woolf era stato chiesto da un avvocato, segretario di un’associazione antifascista, di fare qualcosa per prevenire la guerra e per contrastare l’avanzata del Fascismo in Europa, scrivendo una lettera ai giornali, diventando un membro dell’associazione oppure inviando un contributo in denaro. Da questo spunto prende vita il saggio Le tre ghinee scritto nell’inverno 1937/1938 quando la Seconda Guerra Mondiale era ormai alle porte
E’ bene sapere che Woolf, all’epoca 55enne, era una scrittrice affermata e che nell’estate del 1937 aveva assistito la sorella Vanessa per la morte del figlio Julian, ucciso nella guerra di Spagna, dove era andato a combattere volontario contro i fascisti.
Le tre ghinee è un trattato rivoluzionario perché Woolf, nell’analizzare i modi per prevenire la guerra, associa indissolubilmente ciò che accade nel privato e nel pubblico: è il patriarcato, spiega chiaramente, a danneggiare su piccola scala le famiglie, su grande scala l’intera società. La sua presa di posizione è inedita: le donne, sottolinea, non possono che rimanere estranee alla società patriarcale, all’immagine dell’uomo virile che combatte per l’onore della patria. Partendo proprio dalle figure di Hitler e Mussolini la pensatrice inglese rimarca come il dominio maschile, in casa e nella società, sia il problema che dà origine alle guerre.
Nell’aprile del 1938, alla fine di questo lavoro, Virginia Woolf scrisse nel suo diario “Hitler dunque sta accarezzando i suoi spinosi baffetti. L’intero mondo trema: e il mio libro sarà forse come una farfalla sopra un falò, consumato in meno di un secondo”. Invece Le tre ghinee ha ancora oggi molto da insegnarci.
Di seguito uno stralcio tratto dal saggio di Virginia Woolf (Ed. Feltrinelli; introduzione di Luisa Muraro, traduzione di Adriana Bottini).

Tratto da Le Tre ghinee di Virginia Woolf

“(…) Ascoltando le voci del passato, signore (si riferisce all’avvocato. ndr), è come se avessimo di nuovo sotto gli occhi le fotografie di cadaveri e di macerie che il governo spagnolo ci invia quasi settimanalmente. Le cose si ripetono. Immagini e voci sono le stesse oggi come 2000 anni fa. Questa è la conclusione cui ci ha portato la nostra analisi della paura, la paura che impedisce la libertà nella casa paterna. Quella paura, così piccola, insignificante, privata, ha che fare con quell’altra paura, tutt’altro che piccola e insignificante, la paura pubblica che ha spinto lei a chiederci di aiutarla a prevenire la guerra. Se così non fosse non avremmo sotto gli occhi di nuovo quella fotografia. Eppure non si tratta della stessa immagine che all’inizio di questa lettera ci ha fatto provare le medesime emozioni: lei le ha chiamate ‘orrore e disgusto’; ‘orrore e disgusto’ le abbiamo chiamate noi. Via via che la lettera proseguiva accumulando dati di fatto, si è sovrapposta in primo piano un’altra immagine. E’ l’immagine di un uomo. Secondo alcuni, anche se altri lo negano, si tratta dell’uomo per eccellenza, la quintessenza della virilità, l’idea perfetta di cui tutti gli altri sono solo l’ombra imperfetta. Di sicuro si tratta di un uomo. Ha gli occhi vitrei, feroci; il corpo, irrigidito in una foto innaturale, è inguainato nell’uniforme. Sul petto sono cucite diverse medaglie e altri simboli mistici. La mano poggia sull’elsa della spada.

In tedesco e italiano si chiama Fuhrer o Duce

Nella nostra lingua tiranno o dittatore. Dietro di lui si vedono macerie e cadaveri: uomini, donne, bambini. Non le mostriamo questa fotografia per suscitare una volta di più la sterile emozione dell’odio. Al contrario, vogliamo che vengano fuori le altre emozioni, quelle che la figura umana, sia pure in fotografia, suscita in noi che siamo esseri umani. Perché ci suggerisce un collegamento che per noi è molto importante. Ci suggerisce che il mondo pubblico e il mondo privato sono inseparabilmente collegati; che le tirannie e servilismi dell’uno sono le tirannie e servilismi dell’altro.
(Nota 48) I dittatori italiano e tedesco si preoccupano spesso di definire la natura della virilità e quella della femminilità. Entrambi ripetutamente ribadiscono che combattere fa parte della natura dell’uomo. Anzi è l’essenza stessa della virilità. Hitler per esempio opera la distinzione tra una nazione di pacifisti e una nazione di uomini. Entrambi ripetutamente ribadiscono che fa parte della natura della donna curare le ferite del guerriero. Tuttavia si sta affermando tra gli uomini una forte tendenza verso l’emancipazione della vecchia ‘legge naturale ed eterna’ secondo la quale è essenzialmente guerriero; lo testimonia il diffondersi del pacifismo tra i giovani d’oggi. Si confronti inoltre la preoccupazione di Lord Knebworth che “semmai si fosse realizzata una pace permanente e non fossero più esistiti né eserciti nè flotte sarebbe venuto a mancare uno sbocco per le virili virtù che si sviluppano combattendo “, con la dichiarazione resa alcuni mesi or sono da un giovane della medesima casta sociale: “Non è vero che ogni bambino in cuor suo aspiri a fare la guerra. Sono gli altri che ce lo insegnano dandoci spade e fucili, uniformi e soldatini per giocare “.(…)

Non siamo condannati all’ubbidienza

Ma la figura umana, anche in fotografia, evoca altre e più complesse emozioni. Ci fa capire che non possiamo dissociarci da quell’immagine, ma siamo noi stessi quell’immagine. Ci fa capire che non siamo spettatori passivi condannati all’ ubbidienza. Ma possiamo con i nostri pensieri e con i nostri gesti modificare​ quell’immagine.​
Ci unisce un interesse comune; è un unico mondo, un’unica vita. E’ indispensabile renderci conto dell’unità che cadaveri e macerie ci dimostrano. Perché cadaveri e macerie saranno il nostro destino se voi, nell’immensità delle vostre astrazioni pubbliche, dimenticherete l’immagine privata, e se noi, nell’ intensità delle nostre emozioni private, dimenticheremo il mondo pubblico. Entrambe le case, quella pubblica e quella privata, quella materiale e quella spirituale, verranno distrutte, perché sono inseparabilmente collegate. Ma la sua lettera ci dà motivo di sperare. Perché chiedendo il nostro aiuto, voi riconoscete il legame; e leggendo le vostre parole noi riconosciamo altri legami, che stanno sotto la superficie dei fatti. Perfino qui, perfino ora, la sua lettera ci fa venire la tentazione di tapparci le orecchie, di non ascoltare questi piccoli fatti, questi dettagli triviali, l’abbaiare dei fucili e il gracidare del grammofono. Ci fa venire la tentazione di prestare orecchio soltanto alla voce dei poeti, che si rispondono l’un l’altra, confermando un’unità che cancella le divisioni come fossero semplici righe tracciate con il gesso; ci viene voglia di discutere con lei della capacità dello spirito umano di espandersi oltre i confini, e di creare l’unità dalla molteplicità. Ma questo sarebbe sognare, sognare il sogno ricorrente che ha ossessionato la mente umana dall’inizio del tempo; il sogno della Pace, il sogno della Libertà.

Come prevenire la guerra

Ma, con il rombo dei cannoni negli orecchi, voi non ci avete chiesto di sognare. Non ci avete chiesto di definire cosa sia la pace. Ci avete chiesto di aiutarvi a prevenire la guerra. Lasciamo dunque ai poeti di descrivere il sogno: noi fissiamo lo sguardo su quella fotografia, il dato di fatto. Qualunque cosa pensino gli altri dell’uomo in uniforme – e le opinioni sono diverse – la sua lettera dimostra che per lei quell’immagine è l’immagine del male;  e anche se guardiamo da angolature diverse, la nostra conclusione è uguale alla sua: è il male. Entrambi siamo decisi a fare il possibile per distruggere il male che quella immagine rappresenta: voi, con i vostri metodi, noi, con i nostri. E poiché siamo diversi i nostri metodi saranno diversi. Quali potrebbero essere i nostri, abbiamo cercato di dimostrarlo, sia pure imperfettamente, superficialmente. (…)  Ma è chiaro che la risposta alla vostra richiesta non può essere che una. Il modo migliore per aiutarvi a prevenire la guerra non è di ripetere le vostre parole e seguire i vostri​ metodi​. Ma di trovare nuove parole e inventare nuovi metodi. Non è di entrare nella vostra associazione, ma di rimanere fuori pur condividendone il fine.

Affermare la libertà di tutti, uomini e donne

E il fine è il medesimo: affermare il diritto di tutti – di tutti gli uomini  e di tutte le donne – a vedere rispettati nella propria persona i grandi principi della giustizia, dell’uguaglianza e della libertà“. Non occorre spiegare altro, perché abbiamo la certezza che voi interpreterete queste parole nel nostro stesso modo. E non occorre che ci scusiamo, perché abbiamo fiducia che non ci deriderete per le manchevolezze che vi abbiamo anticipato e che questa lettera testimonia. Torniamo al modulo che ci avete chiesto di compilare: per le ragioni spiegate non lo firmeremo. Ma per dimostrarvi il più concretamente possibile che i nostri fini coincidono con i vostri, ecco che la ghinea, un regalo, dato liberamente, senza condizioni. E’ la nostra terza ghinea (le altre due le aveva assegnate una per far studiare le donne all’università, l’altra per sostenere le professioni al femminile, ndr). Ma anche se inviate a tre diversi tesorieri onorari, tutte e tre sono destinate alla medesima causa, giacché le tre cause sono identiche e inseparabili. (…)



Se vuoi ascoltare l’audiolibro completo ‘Le tre ghinee’ lo trovi qui
Se vuoi leggere “Three guineas” in lingua originale lo trovi qui


 

Ascolta i podcast e gli audiolibri del Virginia Woolf Project nella sezione

ViWoP Multimedia