“Ti aspetto sulla riva del fiume”: due donne e una “intimità al di là delle ore e degli anni” nel racconto immaginifico della scrittrice Eleonora Tarabella

Camminava un po’ curva sebbene non fosse vecchia. L’andatura energica tradiva una certa smania di fuga ma un obbligo le pesava sulle spalle. Tutte le volte che la sconosciuta attraversava la strada per entrare nell’unico pub di L., Victoria si soffermava a guardarla: il cappello a tesa larga era ben calcato sulla testa ma s’inclinava a darle un’aria sciatta così come la gonna che pendeva con l’orlo scucito. Teneva una mano ficcata in tasca e con l’altra reggeva un libro. Si muoveva assorta, come in un mondo tutto suo, di cui non era dato sapere nulla.
Victoria avrebbe voluto seguirla fin dentro il pub ma la finestra andava richiusa sulla stanza arieggiata a sufficienza. Bisognava rifare il letto, preparare la colazione ai due bambini e salutare con un bacio Nicholas che usciva.

Victoria, che decorava sassi di fiume

Come accadeva ormai da un mese, l’indomani, alla stessa ora, la sconosciuta sarebbe stata lì, oltre i vetri, inafferrabile. A L. si diceva che fosse una donna benestante, una scrittrice famosa anche se i suoi libri non erano ancora arrivati in quel villaggio desolato a sud di Londra. La campagna, forse, la ispirava così che lei e il marito avevano comprato la vecchia casa senza impianto idraulico, poco prima del fiume. Tutti avrebbero voluto sapere come avevano trasformato la proprietà che un tempo era appartenuta al vicario ma la coppia faceva vita appartata e non era stato possibile estorcere più di un saluto, tanto si mostravano schivi con gli abitanti del luogo.
Se Victoria fosse entrata nel pub da sola, gli uomini al bancone si sarebbero voltati. Avrebbero chiacchierato fra sé prima di raccontare a Nicholas della sua insolita iniziativa.
Voler conoscere quella donna sfiorava l’insensatezza di un desiderio che era più opportuno trattenere. Cosa potevano mai avere in comune la scrittrice dal cappello a sghimbescio che non temeva gli sguardi degli uomini al pub e lei, Victoria, che badava ai bambini e decorava sassi di fiume, ma solo per guadagnare qualche extra?

La sconosciuta sedeva a un tavolo d’angolo

Eppure, per andare al supermercato, Victoria doveva passare davanti al pub. Allora non resisteva e lanciava un’occhiata oltre il vetro scuro. La sconosciuta sedeva a un tavolo d’angolo e, tolto il cappello, leggeva tormentandosi un ciuffo sfuggito alla crocchia. Poi portava alle labbra un lungo bocchino ma, se un pensiero la distraeva, si dimenticava del gesto e restava con la sigaretta a mezz’aria. Magari fissava di lontano una malinconia, un qualche ricordo screziato di voci che rincorreva, prima di scriverlo, con un fremito leggero di labbra.
A Victoria pareva una donna d’altri tempi: la spilla che serrava il colletto di pizzo e la gonna che nascondeva le caviglie sembravano il frutto di un’immaginazione.
Se poi indugiava ad attraversare la strada così da offrirsi più a lungo allo sguardo, Victoria trasaliva per una sensazione ignota che la trascinava via dalla sua casa, via dai letti da rifare e dal rito consunto del bacio a Nicholas.

Di notte si preparava a sognarla

Di notte, però, si preparava a sognarla. In quel mondo tutto suo se ne stavano abbracciate sulla riva del fiume. Poi la sconosciuta scriveva con una tavoletta appoggiata alle ginocchia e Victoria dipingeva meraviglie sui sassi. Quando il sole calava, tornavano alla ex casa del vicario dove due domestiche cucinavano montone e patate per cena. Nelly e Lottie si chiamavano le domestiche nel sogno, ma c’erano altri nomi, altre persone che Victoria non aveva mai conosciuto. Apparivano mentre giocavano a cricket sotto gli olmi del giardino. Una donna, Vanessa, stava ritta al cavalletto e ritoccava un quadro. La sconosciuta si sedeva ai suoi piedi e la seguiva incantata finché Victoria, in giacca di tweed, si avvicinava con passo da granatiere per distrarla con qualche battuta scherzosa. A volte rimanevano sole in un’intimità al di là delle ore e degli anni, quando l’ultimo battito d’onda si era ormai infranto.
Victoria però si svegliava e la schiena di Nicholas si ergeva ancora in un odio di roccia invalicabile. La richiamava al dovere e lei si alzava. Preparava il caffè con gesti già precisi, sebbene la patina del sogno tentasse di nuovo una maldestra magia di volo. Bisognava rincorrerla o sarebbero rimasti solo divieti e rinunce.

C’era qualcosa d’insolito

Un giorno qualunque, Victoria uscì. Non andò al supermercato. Guardò oltre il vetro scuro. Aprì la porta del pub. Al tavolo d’angolo, una sedia appariva spostata ma vuota. Pareva non dovesse trattenere nulla, nessun sogno, nessun volo. Nemmeno gli uomini al bancone importavano più e Victoria fu sul punto di tornare indietro.
Invece si avvicinò meglio al tavolo perché c’era qualcosa d’insolito: dei sassi bianchi fermavano un foglio di carta. «Non avremmo potuto essere più felici», diceva il biglietto. «Lo scrissi a Leonard, mio marito, e ci credetti davvero. Sappi invece che si può. Ti aspetto sulla riva del fiume. Vieni a dipingere questi sassi. Vieni subito da me e abbracciami. Virginia»


Ti dico un segreto di Eleonora Tarabella

Eleonora Tarabella, laureata in lingua e letteratura inglese con una tesi sulla critica letteraria postmoderna, ha pubblicato i saggi Ti Dico un Segreto: Virginia Woolf e l’Amore per le Donne per Iacobelli Editore e La Donna Brutta: Vita e Scrittura di Violette Leduc per l’enciclopediadelledonne editrice. Tra gli altri ha pubblicato il libro di racconti La Voyeuse per l’Iguana Editrice. Articoli e poesie sono apparsi su Note, il bollettino della Società Italiana delle Letterate, La Rivista Intelligente, Illustrati e Il Colibrì del Festival Letteratura di Mantova. Vive a Livorno e ama il mare, i libri e i cani.

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