E’ la data in cui è ambientato Phyllis e Rosamond, racconto in cui emerge la ‘questione di genere’ analizzata dalle studenti dell’Università di Bari. E voi, ci raccontate la vostra giornata?

Il racconto che dà origine al Virginia Woolf Project, Phyllis e Rosamond, è ambientato il 20 giugno, così come in una giornata di giugno si svolge il romanzo ‘La signora Dalloway‘.

Lo spunto che ne traiamo è duplice: non solo Virginia Woolf, dalla cui penna sono nati entrambi i testi, amava questo mese particolare, quando la primavera sta per sfociare nell’estate, ma entrambi gli scritti è come se ci consentissero di effettuare una fermata lungo la metropolitana del tempo (e del flusso di coscienza delle personagge), per seguire il trascorrere di una intera giornata, dal mattino fino a sera, delle due sorelle, Phyllis e Rosamond, ‘figlie di famiglia’ destinate ai salotti e al matrimonio, o della signora Dalloway. Attraverso le loro azioni quotidiane, così come i loro pensieri, possiamo cogliere usi e costumi, costrutti sociali e patriarcali, persino gli argomenti di conversazione di quel determinato momento.

20 giugno: raccontateci la vostra giornata!

E noi, ancora una volta, partiamo proprio dal 20 giugno per invitare tutte voi lettrici a inviarci il vostro racconto di una giornata, senza dimenticare di includervi una implicita riflessione sull’essere donne nel (20 giugno) 2021 (Quali sono i condizionamenti che ci vengono imposti oggi? Quali le aspettative familiari e sociali nei nostri confronti?), per raccogliere l’eredità che ci ha lasciato Virginia Woolf di “far uscire le donne affollate nell’ombra” e tracciare un grande affresco di questi anni duemila. Da lasciare in eredità alla posterità ma anche per riflettere sul presente. 
Proprio nella introduzione a Phylllis e Rosamond, infatti, Virginia ci ricorda che il mondo è pieno di scritti che documentano piccole e grandi azioni maschili mentre delle donne non c’è traccia, o quasi. Un vuoto che va colmato.

Voi e Virginia: doppio binario

Noi lo stiamo facendo seguendo due percorsi paralleli: pubblicare e rilanciare le vostre storie e far conoscere Woolf e il suo pensiero (femminista, pacifista, rivoluzionario dal punto di vista letterario) anche attraverso scuole e università.
Per la prima volta il
concorso nazionale di Toponomastica femminile ‘Sulle vie della parità’, giunto all’ottava edizione, ha avuto una sezione dedicata a Woolf col supporto di Virginia Woolf Project.

La giuria ha appena deciso le vincitrici.
Il risultato collettivo è che ci saranno
6 nuove intitolazioni a Virginia Woolf in strade, giardini, scuole pubbliche.

Poi ci sono i premi individuali, per ricerche e progetti, che renderemo fruibili un po’ alla volta qui sul sito.

V per Virginia!

Tra questi, proprio in occasione del 20 giugno, abbiamo deciso di estrarre e ‘anticipare‘, uno degli approfondimenti sugli scritti woolfiani, realizzati a più voci dalle studenti dell’Università di Bari, che si è classificato al secondo posto nella sezione università con il titolo collettivo di V per Virginia! Creare spazio dai margini. Perché il pensiero di Virginia Woolf sulle questioni di genere è ancora attuale’.

Di questa ricerca corale fa parte il saggio ‘Phyllis and Rosamond. Una questione di genere’, in cui le studenti Sara Fischetti e Serena Mannarella  trattano proprio la condizione delle ‘figlie di famiglia’, che, di seguito, pubblichiamo.

Augurandovi buona lettura.

You see, we are brought up

just to come out in the evening

and make pretty speeches,

and well, marry I suppose’

(Phyllis and Rosamond)

Virginia Woolf

Nella Londra del 1882 nacque Adeline Virginia Stephen, figlia di una famiglia di intellettuali e di un’epoca burrascosa di cambiamenti e rivoluzioni, anche ideologiche. Il suo trasferimento a Bloomsbury, quartiere di Londra, rappresentò un ulteriore cambiamento per lei. Qui, infatti, entrò a far parte di un circolo letterario di personaggi con idee radicali ed anticonformiste che contribuirono a segnare il suo personale pensiero filosofico. L’autrice intraprese la via della sperimentazione che caratterizzò la narrativa nei primi anni del ventesimo secolo: sviluppò la convinzione per cui il metodo tradizionale, che prevedeva il racconto di una storia in ordine cronologico, riusciva solamente a trasmettere una presentazione della vita superficiale ed imperfetta. Per questo, sperimentò un nuovo tipo di romanzo in cui gli elementi del passato, del presente e del futuro si mescolavano per rendersi contemporanei2. In questo modo, la sua narrazione non si limitava ad una descrizione oggettiva del tempo e dello spazio ma, al contrario, portava l’attenzione al mondo interiore dei personaggi, ai loro pensieri ed alle loro emozioni: tutto ruotava intorno alla vita della mente e della soggettività, in cui la realtà è in continua evoluzione. Molte delle opere di Virginia Woolf avevano come protagoniste le donne e il loro ruolo nella società, declinato nel rapporto con gli uomini, la famiglia, il lavoro.3 Importante è comprendere quali fossero il ruolo e la considerazione della donna nel primo ‘900 attraverso, ad esempio, la sua prima short story intitolata Phyllis and Rosamond (1906). Phyllis e Rosamond, due sorelle nate in una famiglia benestante londinese, si trovano, sin dalla nascita, a vivere in una condizione di costante sottomissione alle severe regole famigliari e della società del tempo. Sono costrette al buon uso e costume dalla figura materna, che lascia loro solo pochi momenti privati per confronti e scambi di idee. Le due ragazze sono, quindi, intrappolate in una continua stasi tra il loro essere ed il loro divenire, senza possibilità di cambiamento, probabilmente anche a causa della loro consapevolezza dell’esistenza di una figura maschile opprimente. Un mondo in cui il posto delle donne era all’ombra degli uomini, e nel quale le figlie non erano considerate donne adulte fino al loro matrimonio. Woolf quindi affronta, seppur non esplicitamente, la questione di genere, sottolineando come la donna occupasse una posizione subalterna rispetto all’uomo. Ciò si nota nel momento in cui le due sorelle, Phyllis in particolare, giungono al riconoscimento della loro condizione, accettandola. È proprio alla figura di Phyllis, infatti, che l’autrice affida il compito di affrontare temi ostici per quel tempo, come il matrimonio e la religiosità. Le due sorelle vengono invitate a casa di Sylvia Tristram, giovane ragazza indipendente e dalle idee radicali; in questa occasione, la sensazione di inadeguatezza a quella realtà tanto diversa dalla loro sarà enfatizzata, quasi esasperata. Quello di Phyllis si propone come un tentativo di evasione da quella condizione che appariva opprimente e segregante; il disagio iniziale della ragazza in quel contesto di discussione accesa e di scambio di pensieri radicali, così lontano dal suo mondo, viene smorzato dall’avvicinamento della stessa Sylvia, incuriosita dall’abbigliamento della fanciulla e dal suo atteggiamento solitario e osservatore. Nel corso della conversazione Sylvia afferma: ‘Non riesco a vedere perché non dovreste fare quello vi piace, come facciamo noi’ ed una delle due sorelle risponde: Pensate che potremmo invitare delle persone del genere? Si figuri, non possiamo mai invitare un amico, eccetto quando i nostri genitori sono via. […] Non abbiamo una stanza, tanto per cominciare: e poi non potremmo mai averne il permesso. Siamo figlie di famiglia, finché non diventeremo donne sposate.
Sylvia comprende che persino l’amore rappresenta un vincolo per loro, perché non sono libere neppure di poter scegliere chi amare, di poter seguire quel flusso di emozioni che rappresenta il senso di tutto e che, al tempo stesso, poteva simboleggiare la sola possibilità di emancipazione, soprattutto a livello economico. Infatti, Sylvia, pur provenendo da una famiglia benestante come quella delle due sorelle, può godere del privilegio di non dover lavorare. Al contrario, dalle parole di Woolf emerge chiaramente come la sola occupazione delle due sorelle consista, oltre che nello svolgimento delle faccende domestiche, nella ricerca di un uomo con cui sposarsi, in grado di migliorare la condizione economica della famiglia. Il matrimonio, infatti, non segnava un semplice atto d’unione fra due persone e neppure quel fatidico passo dallo stato di “figlia” a quello di “donna”, ma per loro era molto di più – era tutto ciò che la signorina Tristram possedeva già, gli amici, la libertà e, soprattutto… una stanza tutta per sé. La conclusione del racconto appare pessimista: Phyllis, pur essendo consapevole della vita che conduce, a cui è stata destinata sin dalla nascita, sceglie di nascondersi dietro agli impegni e alle distrazioni giornaliere che rappresentano l’unico modo per non pensare alla sua reale condizione, arrendendosi. L’impossibilità di scelta di fronte alla sua condizione non rappresenta un vincolo per lei, un ostacolo da superare. Si rende conto che il suo intento non è più quello di trovare una via di fuga per sfuggire a quella noia che la tiene rinchiusa tra le mura di casa assieme a sua sorella Rosamond, ma è quello di adeguarsi alla sua condizione tanto da raggiungere uno stato di rassegnazione.


1 ‘Vede, siamo state allevate solo per uscire la sera e fare discorsi aggraziati, e be’, sposarci, immagino.’ (Virginia Woolf, “Phyllis e Rosamond” in Tutti i racconti, Roma, Newton Compton Editori, 2012, e-book). Le successive citazioni al racconto in italiano sono tratte da questa edizione. 2 Jane Goldman, “Contemporary Reviews and the 1940s: Innovation, Experimentalism, Impressionism”, in The Cambridge Introduction to Virginia Woolf, Cambridge, Cambridge University Press, 2006, pp. 127-129. 3 Laura Marcus, “Woolf’s Feminism and Feminism’s Woolf”, in The Cambridge Companion to Virginia Woolf, ed. Susan Sellers, Cambridge, Cambridge University Press, 2010, pp. 142-179.


Di seguito una serie di link di informazioni utili riguardanti Virginia Woolf Project- ViWoP

Leggi e/o ascolta in podcast il racconto Phyllis e Rosamond

Invia anche tu il racconto di una giornata al femminile per Virginia Woolf Project – ViWoP

Virginia Woolf Project – Il progetto

Le domande ricorrenti (FAQ) su Virginia Woolf Project

6 nuove intitolazioni a Virginia Stephen Woolf in strade, giardini, scuole pubbliche

La pagina del concorso nazionale di Toponomastica femminile ‘Sulle vie della parità’