Un matrimonio finito perché lei, contro ogni stereotipo di ‘moglie’, vuole laurearsi. Ed ora punta al dottorato: ‘La libertà non si misura’

È storia antica capire come riconoscersi. Ognuna trova questa via da sé, correndo fra filari di uva, gli inciampi. Ora ho trovato il coraggio di ricominciare, ma quando sei caduta con gli occhi puntati su di te, pensare di rialzarsi non è facile. «Se la domenica non avessi sempre studiato tuo marito non avrebbe preso per mano la biondona che ti ha preferito, e il tuo matrimonio sarebbe solido. Invece. Ti sei sposata giovane, ma non hai saputo darti delle priorità», stridevano voci metalliche. Figurati, penso, non ce la facevo più a sorbirmi un muso lagnoso ogni volta che avevo da fare per via dell’Università, il canale che avevo scelto per immettermi nella società per il mio amore sconfinato per gli studi classici. «Se si sbaglia bisogna essere coraggiose e fare ammenda, ammettere i propri errori», zia Gil aveva ragione, il punto è che si ingannava su quali fossero stati i miei: mi ero sposata così giovane credendo che avrei potuto sobbarcarmi l’onere dello studio e l’impegno familiare collaborando, e anche quando ero stata titubante e ne avevo parlato con Enea lui mi aveva tranquillizzata: il nostro amore bastava e nulla ci avrebbe creato grossi problemi. Dietro ai miei occhi spenti ricordi vagavano come fantasmi solo a me visibili: dovevo studiare anche la domenica perché volevo sostenere gli esami brillantemente. Questa semplice rivendicazione di tempo era diventata un motivo di scontri, aspri, amari infine. Inizialmente mi spiegavo, parlavo per ore a cuore aperto, ottenendo però solo un’ammissione esplicita, elargitami come un privilegio concessomi: lui si sentiva solo. Non condivideva, non ascoltava argomenti. Io ero stata a casa a studiare, anche nell’afa più arrostente di luglio, lui era andato al mare, ma la sera lui era di cattivo umore, ed io, contrariamente, felice di riabbracciarlo gli gettavo le braccia al collo. Superavo la sua freddezza raggelante, lui non perdonava il mio tempo dedicato a studiare. Gli toglieva troppo, diceva. «Potevi venire oggi». «Dovevi andare con lui», le voci e le parole contrariate insopportabilmente si confondevano nella mia testa. Enea, mia madre, la zia Gil, mio padre… «Insisto, ti sei scoraggiata alla prima difficoltà. Enea ti ha detto che tornerebbe da te. Muoviti, digli che avrai più tempo da dedicargli». Mi ha tradita, continuavo a ripetermi, ferita, andando incontro a nuove consapevolezze con il volto alto e dritto.
Feroce il biasimo dei miei, persino delle amiche. La rabbia si affievoliva, ma la felicità mi era negata. Eppure lo studio rimaneva il motore che mi spingeva a proseguire. Ho ricominciato.

La fine di un matrimonio

Per la fine del mio matrimonio ci sono giorni in cui non riesco a tenere una matita in mano per come mi sento fiacca, con gli occhi appannati di lacrime e orgoglio.
Noi donne spesso abbiamo destini simili ai fuscelli che sostano solitari nelle rive di qualche placido rivolo d’acqua, che d’improvviso vengono travolti dalla corrente che ne conduce alcuni a riva ed altri verso una foce. Ero cosciente di come fino all’800 le ragazze non avessero il diritto di studiare all’Università neanche in Europa. Sono una privilegiata in confronto. Il nostro destino si incrocia a quelli di chi ci ha preceduto o di chi ci circonda. Nessuna ragazza dovrebbe rinunciare ad ambire al riconoscimento del proprio ingegno, o domina l’ingiustizia. Questo non è più un sogno matto: volevo riprendermi. I miei cari mi guardano ancora stupiti mentre immergo il naso nei miei amati libri: «Non so come fa, se ne frega» – mi dicevano. Come potevano credere che per me fosse semplice?. Era solo giusto. Gli studi classici sono un’incommensurabile ricchezza. Ci sono stati secoli in cui i libri erano proibiti, l’istruzione riservata a pochi, la scuola e i mezzi di informazione censurati, non potevo neanche immaginare cosa voglia dire non potere leggere in casa propria i libri che ci incuriosiscono o ci servono per capire meglio il mondo… Io che ne avevo a centinaia. Coi libri, amici fidati, avevo potuto sentirmi libera di esprimere quello che pensavo, crescendo e riflettendo ritrovandomi nelle pagine che divoravo, riscoprendomi viva, vigile e felice, quando il clima di incomprensione e isolamento mi soverchiava. Vedere anche per le bambine un futuro di studio e lavoro è stato per lungo tempo un’idea molto avanzata, non comune. «Inferiori!» Altroché inferiorità. Se alle donne fosse stato consentito di praticare nelle stesse condizioni degli uomini, nella storia avrebbero operato in tutti i settori.

Per secoli alle donne è stato precluso lo studio

E invece sino al XIX secolo le donne non erano neanche ammesse all’istruzione superiore. Le Accademie ugualmente precluse. Le donne, però, studiavano. Mediche, astronome, matematiche, filosofe, poete, pittrici, chimiche e non solo e quando nacquero queste discipline, sociologhe, fisiche, biologhe, hanno contraddistinto il cammino dell’umanità. Solo che non potevano prepararsi presso le grandi Istituzioni sociali né ricevevano i riconoscimenti debiti che erano tributati alle conquiste maschili. Così studiavano sfruttando ambienti familiari favorevoli, laboratori di famiglia, o di fratelli o mariti. Poi i tempi sono cambiati, le lotte per i diritti hanno portato le opere delle donne ad uscire dall’ombra. Quando Enea ed io abbiamo rotto sono rimasta nascosta per giorni in un angolo a piangere. Non mi alzavo nemmeno dal letto, non sentivo fame, freddo, sonno, ma ero rigida nel mio sentirmi sola, giudicata da chi mi stava accanto. Poi pensai che nella corrente eterna del vivere, donne che avevano vissuto molte discriminazioni erano state come gocce che non sapevano dove sarebbero andate, ma sapevano dove volevano andare e da dove venivano, e che in fondo io stessa ero stanca di quel mondo tanto ottuso. Le recriminazioni sulla mia inadeguatezza mi arrivavano confuse, le sentivo sempre più lontane. Basta sentirsi diseguali. Ai miei piedi precipitavano schegge di tempo perduto, dell’orologio spaccato delle mie giornate. Mi sono sentita abbandonata e persa. Poi riuscii a camminare in silenzio, prima in casa, poi nel parco sotto il mio palazzo. In me regnava la nostalgia. Un pomeriggio mi sono seduta su una panca, sotto a un bel sole. Ho tirato fuori un libro dalla mia borsa, l’Antigone. Dopo un periodo di isolamento trascorso nell’afflizione e nell’auto-commiserazione lentamente ripresi interesse per la mia vita e a ritrovai il guizzo di volitività che mi animava prima di cadere in frantumi. Occorre seguire i propri sogni. Cercare il proprio infinito insospettato. Abbandonare la paura di non essere accettata e capita, appropriarsi del coraggio di seguire ciò che alimentava la mia mente in libertà. In ogni giorno vi sono piccoli miracoli da scorgere, da serbare; uscendo dal mio angolo, smettendo di piangere, lasciando l’onere di dimostrare qualcosa agli altri, togliermi dalla posizione scomoda di chi deve giustificare la fine di un matrimonio che gli è piombata addosso è diventato possibile. Forse ero una persona più dura, eppure non ero più la bambina che si prendeva sulle spalle le colpe altrui.

Quel ruggito liberatorio che raccoglie la rabbia delle donne 

Se nella fantasia avevo ancora l’immagine sua e in certi momenti in casa mi sentivo come imprigionata, amavo i miei studi, erano parte di me, e non volevo separare lo studio dalla mia vita. Mai come allora mi sentii immersa in un ruggito di millenni, mi sembrò di percepire un potere tremendo capace di farmi librare: se più  persone pensassero alla loro destinazione con rispetto dell’armonia del cielo sentirebbero quella delle anime, amerebbero la libertà armoniosa di tutti. Da sempre attratta dalla storia del pensiero, che possedeva la stessa grazia e la millenaristica vita dei cieli, da essa imparavo senza sforzo, amando leggere e scrivere, e si verificava in me quel fenomeno benefico che è la cultura. Non avevo più rabbia in corpo. Era tempo di guarigione. Increduli parenti e amici mi vedono rifiorire, senza fretta o ricerca di vendetta. I loro commenti sorpresi mi sembrano ancora critici: «e dov’è finita la tristezza per com’è andato il tuo matrimonio?». Avevo dovuto superare una crisi cocente, ma guardandomi dentro trovo in me intatte passione e determinazione. Quando si tratta di cercare l’energia e la forza, mi rivolgo a me stessa e un mondo diverso si apre di fronte a me: incentrato sullo studio, sulla ricerca, sull’impegno. Chiederò il Dottorato. Sarò capace di affrontarlo? Non si può sapere cosa verrà poi, ma si deve credere in quel qualcosa che ci appartiene, i sentieri apparentemente inediti sono mezzi di ascensione se il cuore batte forte dall’emozione e gli occhi diventano allegri e ispirati. Non dovevo più rinunciare ai miei sogni. Studiavo con zelo; fui preoccupata di non riuscire, quando entravo nell’aula di un esame particolarmente complesso mi sentivo quasi mancare! Poi a discussione finita, la comunicazione: ha passato l’esame, e col massimo! Finalmente, sentivo di avere lo spazio che desideravo. Dovevo sormontare il dolore del mio divorzio, del naufragio di quell’amore che pensavo eterno. Non fu facile non vedere più Enea, pensare che vi era il silenzio ad attendermi oltre ai nostri ricordi, il vuoto oltre la soglia di casa anziché il suo sorriso e l’abbraccio con cui stritolavamo giocosi i nostri giorni felici. Ora anche il silenzio aveva il suo colore da contemplare tranquilla. Il grigio si sollevava dall’abisso del rimorso. Quello policromo della pace fu il colore che leggevo sulle cose. Misi un abito semplice e pratico, poi in bici via libera. Mi sarei occupata della tesi di dottorato con cura e attenzione, provvedendo a leggere e a scrivere giorno e notte, tuffandomi in un silenzio d’oro. Il lavoro sarebbe durato oltre un anno. Con calma e dando importanza a me stessa avrei costruito il mio sogno. Esseri di pari dignità, tutti devono capire che la libertà non ha nessuna unità di misura, che dà felicità. Tutta la sovrana bellezza della libertà è raccolta nello spazio dei desideri, dei giovani, come in quelli delle giovani, esseri uguali che devono potere lanciare il fresco inno alla vita.


Laura Durante si è laureata in Scienze Filosofiche a Bologna, con una tesi su ‘La sudditanza di genere nella scienza. Le condizioni storiche di una cultura dell’inferiorità’. 


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