Parte dalla mente, col flusso di coscienza, e dal quartiere di Bloomsbury, con la ‘flâneuse’, il ‘cammino'(A street of one’s own), creativo e di crescita sociale del ruolo della donna, elaborato da Virginia Woolf in sé e nei suoi personaggi.

Ma come vivo interamente nella mia immaginazione; quanto dipenda completamente dagli sprazzi di pensiero, che vengono mentre cammino, mentre mi siedo; le cose si producono in continuazione nella mia mente e così  sfilano in un corteo perpetuo, che rappresenta la mia felicità.

 7 settembre 1924, Diario di una scrittrice.

Virginia Woolf

Virginia Woolf che elabora i suoi romanzi mentre passeggia, la sua mente descritta come stanze di luce a cui lei accede camminando attraverso i campi come fossero corridoi, come lei stessa racconta. Ma anche il dentro e fuori, il viaggio all’estero e il ritorno in Inghilterra, il passeggiare dei suoi personaggi per Londra, alla scoperta di quel quartiere di Bloomsbury che conduce Woolf, nella sua vita reale (vi si trasferisce da Hyde park gate e qui dà vita al celebre salotto culturale noto come ‘Bloomsbury group’), e i personaggi dei suoi romanzi, verso la modernità rispetto all’epoca Vittoriana.

Valentina Borla, in questo terzo stralcio della sua tesi, ci conduce, passo per passo, è proprio il caso di dirlo, nel conoscere, al contempo, il processo creativo usato da Woolf, il suo ‘flusso di coscienza’, che è un muoversi fisico e mentale, e l’applicazione che ne fa sui suoi personaggi, anch’essi in un moto continuo tra percorsi e pensieri.
L’autrice  – scrive Borla – elabora idealmente le trame mentre cammina per le strade di Londra o per le vaste campagne del Sussex e, una volta rientrata al suo scrittoio, le elabora come in un minuzioso lavoro di sartoria”.
Se la figura della flâneuse, donna che si allontana da sola dal focolare domestico, anche solo per una passeggiata, fuori e dentro di sé, è centrale in La signora Dalloway, qui Borla ci porta a compredere i ‘viaggi’ compiuti dai personaggi di La crociera (A voyage out) e Notte e Giorno (Night and day): “Se è vero che tutti i romanzi di Virginia Woolf interpretano ed esaminano le esperienze e i problemi che l’autrice ha vissuto e affrontato in prima persona – sottolinea Borla -, The Voyage Out e Night and Day si avvicinano però ancora più nettamente alla sua intimità”.
Woolf ricorda come la società inglese di inizio Novecento, con le sue feste e i suoi riti del té, proibisse alle donne “qualsiasi sentimento naturale”. Ma la scrittrice e i suoi personaggi poco a poco si lasciano tutto questo alle spalle.
Woolf non riesce, spiega l’autrice nella sua ricerca, “a salvare Rachel  (protagonista de La crociera, ndr), non riesce a trovare alla sua prima eroina un posto nella società di inizio Novecento”, mentre in Notte e giorno troviamo tre possibili alternative, che corrispondono alle tre protagoniste femminili: a Cassandra spetta il destino più temuto da Woolf, il classico matrimonio vittoriano; a Katharine un’unione più felice e armoniosa, che ricalca quella della sorella Vanessa (celebre pittrice, ndr) con Clive Bell; a Mary una vita da single woman decisamente più dinamica e affollata”. Vanessa e Mary “escono” dai ruoli assegnati loro dalla società e Mary sceglie di essere una ‘new woman’, una donna autosufficiente che trova nel lavoro come volontaria al suffrage office  un’alternativa al matrimonio”.
In questo contesto anche lo scenario ha un ruolo da protagonista:
Londra c’è; c’è il quartiere di Bloomsbury della seconda decade del Novecento (della cui bellezza Woolf si dice intossicata, ndr); c’è la folla, per le strade e in metropolitana; ci sono i commercianti, gli uomini in giacca e cravatta, le suffragettesottolinea Borla -. Woolf dà voce alla sua epoca tramite il punto di vista di una flâneuse che guarda alla città con gli occhi di chi crede di poter realizzare qualcosa di importante, per il proprio futuro e quello delle altre donne della sua generazione”.

Ps: il quartiere di Bloomsbury è centrale anche nel racconto ‘Phyllis e Rosamond’ che dà origine al Virginia Woolf Project: viene descritto come un luogo “dove si poteva crescere come si voleva”.



Il terzo stralcio della tesi di laurea magistrale ‘A Street of One’s Own: lo spazio della flâneuse in Virginia Woolf’ di Valentina Borla.
La tesi di Borla ha inaugurato ‘Nella stanza di Virginia’, la nuova sezione che Virginia Woolf Project ha deciso di dedicare a chi vuole entrare nel mondo woolfiano, accedendo a tesi e studi che aprano nuove visioni,  che come un faro gettino nuova luce su percorsi specifici che ci conducano all’essenza di questa scrittrice straordinaria.

2 – A street of one’s own: la flâneuse per il giorno di Mrs Dalloway

1 – A streets of one’s own


Valentina Borla - Virginia Woolf ProjectValentina Borla, 25 anni, provincia di Torino, è neolaureata al corso di laurea magistrale in Culture Moderne Comparate all’Università degli Studi di Torino.
Redattrice per giornali online,  aspira a lavorare come docente di lettere presso la scuola secondaria.
Appassionata di viaggi, di letteratura, arte e fotografia,  nel tempo libero scrive racconti e poesie. Cura il blog personale Scrivo solo quando piove


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