“Mia mamma Maria, obbligata a lasciare la scuola quand’era ancora adolescente, venne considerata ribelle perché mal disposta a servire gli uomini di casa”

diario di Franchina Tresoldi, artista, Lodi (Italia)


“Era il 1908 quando Maria, la mia mamma, nasce in Abruzzo, l’ultima di 5  fratelli. Il primo, arruolato durante la 1° guerra mondiale, dalla Russia non fa ritorno – racconta Franchina Tresoldi-. La famiglia, ricorda Maria, risente moltissimo di questa assenza che attende per sempre una soluzione, soprattutto per la perenne tristezza della madre e della rigidità paterna. Il padre è un dipendente dello stato e quindi si trasferisce con la famiglia in diversi luoghi d’Italia.
E’ una famiglia benestante. I figli studiano; uno si diploma geometra, l’altro si laurea in legge e il terzo in lettere.
Verso la metà degli anni Venti, Maria è una ragazzina vivace, sveglia , frequenta il ginnasio, vuole anche lei laurearsi come i fratelli. Le sue amiche sono le sue compagne di scuola con le quali studia e va a spasso finiti i compiti. E’ brava, ha buone pagelle – racconta Franchina Tresoldi  ricordando la madre Maria -. Era forse l’ultimo anno di ginnasio quando la sua mamma Sofia, calabrese con 4 sorelle, di famiglia nobile decaduta per via del padre, barone, assolutamente anomalo ( gettava monete dalla finestra ai contadini e ricamava a punto croce arazzi magnifici), muore.
In seguito a questo lutto, il padre, irrigidito da tanti dolori, impone alla figlia Maria di lasciare la scuola. Perché? Perché è donna e logicamente anche se ragazzina deve occuparsi della casa e di tutti i maschi che la compongono. Nessuno dei suoi fratelli, nemmeno quello più vicino a lei di età e di studi, prende le sue difese.
Questo porta alla Maria adolescente una grande sofferenza nella vita seguente, anche se poi si è sposata con mio padre che, persona geniale nel lavoro, ha provveduto lui solo al mantenimento della nostra famiglia di 6 persone.
Ma Maria avrebbe voluto avere una professione che la metteva alla pari con mio padre. E, sebbene fossimo negli anni 50, non ebbe alcun dubbio sul fatto che noi 3 figlie femmine ci costruissimo una professione. E quando due nostri zii, che a noi piacevano molto, arrivavano a trovarci, la mamma Maria non tralasciava di iniziare una discussione sull’argomento, sulle rinunce che aveva dovuto fare in quanto unica figlia femmina. Di conseguenza io ho sempre invidiato i ragazzi della mia età, perché mi sembravano più liberi, infatti quando qualche amico di mio fratello gli diceva che io ero carina, mi arrabbiavo, perché volevo che gli dicessero che ero intelligente.
Solo il tempo e  la crescita personale, approfondendo la grande potenzialità femminile e l’esperienza di generare una figlia, mi hanno reso felice di essere donna.


Franchina Tresoldi for Virgnia Woolf ProjectIo sono Franchina Tresoldi, figlia degli anni ’40, che ha passato tanti periodi diversi di studi, di politica, di ricerca religiosa e di femminismo, sempre con una certa visione individualista in senso positivo perché non ho rinunciato alle mie qualità artistico artigianali con cui mi sono mantenuta ed ho esercitato la mia professione che tutt’ora continua con sofferenza e grande gioia.”


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