Lucia parte da sé stessa e, poi, nell’arco della giornata, diventa casalinga, mamma,  figlia e, più di tutte, avvocata nel racconto ‘Una, nessuna, centomila’ di Maria Lovito. Italia, 2020

La sveglia trilla puntuale alle 7,00 ogni mattina.
D’inverno e d’estate.
E’ sveglia quando le note della fastidiosa musichetta che ha scelto come suoneria iniziano a diffondersi nella stanza ancora avvolta dal buio e dal tepore del riposo notturno.
Afferra lesta il cellulare e, con un gesto veloce del dito, scorre sul display il tasto STOP.
Si mette in piedi come un soldatino ubbidiente e, freddolosa com’è, cerca calze e pile per guadagnare la cucina.

Dalle 7,00 alle 8,00 è Lucia.

Sola, con se stessa e tutti i suoi pensieri che, sempre molti e molto vivaci, le affollano la mente.
Ha una piccola caffettiera, una o due tazze, tutta sua.
Meticolosa, la passa sotto il getto di acqua tiepida e la riempie del caffè rigorosamente acquistato in torrefazione, e lascia inebriarsi dall’odore del liquido caldo e nero con cui ama svegliarsi.
Intanto, scalda una tazza di latte che macchia con qualche goccia di caffè, e in un piattino ripone sei biscotti integrali, sempre sei, attenta alla linea, per la quale fa eccezione soltanto la domenica mattina, quando si concede il piacere della cioccolata o del burro quasi lascivamente spalmato su una o due fette biscottate con una zuccherosa marmellata di amarene.
Anche se la vera trasgressione è la torta di mele, di tanto in tanto riesce a prepararla con le sue mani e ne mangia fette generose, voluttuose.

Diventa casalinga

S’infila sotto la doccia e da lì sente i rumori della casa che prende vita.
La figlia, Agnese, inizia a prepararsi per andare a scuola, blaterando assonnata da una stanza all’altra, perché non trova i libri, i quaderni, il calzino del colore giusto o la maglia da abbinare al pantalone che ha scelto di indossare.
Luca, suo marito, è più autonomo. Consuma la colazione davanti alle prime notizie del telegiornale e si prende cura del micio rosso che pure reclama attenzione.
Lucia li saluta con un bacio sulla guancia, si veste e si trucca.
E diventa casalinga.
Mentre gli altri escono uno dopo l’altra, Lucia, tacchi e braccialetti ai polsi, rassetta le camere da letto e svuota il cesto della biancheria sporca – ma non lo aveva fatto ieri?
Con cura esperta separa i bianchi dai colorati e, fattine piccoli mucchi, li porta nella stanza lavanderia, dove la lavatrice dal faccione nero e bonario sembra salutarla amichevolmente.
L’accende, guarda la montagnola dei panni da stirare e gli da appuntamento a sabato pomeriggio.

Lucia, l’avvocata

Cappotto e ventiquattrore, saluta la madre che abita nell’appartamento sottostante il suo, lascia le ultime istruzioni per il pranzo (quella donna è la sua benedizione!) e guadagna la sua automobile, fidata e anzianotta, a cui spesso affida le sue più intime confidenze.
Ecco, ora Lucia, l’avvocata, parte verso un giorno di lavoro consueto ma sempre nuovo.
Quella era lei: il suo lavoro, la sua professione, gli studi e i codici, i libri, il suo personal computer.
Tutto quel mondo confusionario intorno, i colleghi e le colleghe, gli uffici di cancelleria, le aule di udienza, i verbali di causa, le fotocopie.
Gli appuntamenti con le amiche alla caffetteria del tribunale erano immancabili e, tra macchie di rossetto sul bordo delle tazzine e cappottini di ottima fattura, quegli scambi familiari, confidenziali, goliardici, talvolta conditi da sciocchezze e rivelazioni anche piccanti, scaldano il cuore e cambiano il corso della giornata.
In fretta arriva l’ora del rientro e Lucia riavvia la sua automobile verso casa. Impiega in genere un’ora, l’occasione ghiotta per ascoltare la sua musica preferita.
Di nuovo lei, ancora da sola. E i suoi pensieri in viaggio, nella sua testa e nell’abitacolo troppo in disordine dell’automobile.

Le sentinelle

Che bello il pranzo pronto!
Lucia lo trova profumato e caldo a casa della madre.
Seduta al tavolo di quel soggiorno, immutabile nei colori, nella disposizione dei mobili, sempre pulito, torna a essere figlia e si gode le attenzioni di chi, da quando lei possa ricordare, le raccomanda attenzione e prudenza e le chiede ogni giorno cosa desideri mangiare di buono.
Lucia e sua madre si prendono cura una dell’altra da tanti anni.
Ridendo con un velo di tristezza agli angoli della bocca, si dicono che stanno invecchiando insieme. Sono le sentinelle della famiglia, da quando il babbo non è più tra loro.
Ed è passato tanto tempo da quando è successo!
Torna da scuola anche Agnese e Lucia diventa mamma.
A tavola la ascolta raccontare il resoconto più o meno positivo della giornata appena trascorsa e raccoglie le sue suggestioni per il pomeriggio e anche per quelli a venire.
La biblioteca per una ricerca con gli amici alle 17,00.
La lezione di pallavolo (mamma, ricordati che tocca a te venire a riprendermi!).
La versione di latino per preparare il compito in classe del giorno dopo.
Velocemente Lucia aiuta la madre a riordinare la cucina e torna alle faccende di casa.
Non le basta l’aiuto che, una volta alla settimana, paga ad una giovane ragazza, madre separata con due bambine, ogni mercoledì pomeriggio.
In casa non smette mai di “trottare”, c’è sempre tanto da fare e nessuno la aiuta.
Lei accoglie e svolge quelle incombenze come un diversivo, un modo “per fare movimento”. Ride tra sé e sé quando ci pensa. …Movimento…

Centomila

Arrivano le 16.00.
Mette su l’ultima caffettiera della giornata, mentre aspetta, si siede sul divano davanti a una TV accesa, solitaria.
Chiude gli occhi solo qualche minuto.
Si stiracchia, si rialza.
Beve il caffè e, dopo essersi rivestita, Lucia è di nuovo avvocata.
Nel suo studio, dietro la sua scrivania bianca, il suo computer e la sua stampante, suoni e luci familiari.
Riceve paziente e attenta i clienti.
Sbriga la corrispondenza.
Studia i fascicoli per il giorno dopo e per gli altri ancora.
Termina la redazione di atti in scadenza.
E’ lei, quella è lei…quel lavoro è il frutto dei suoi amati studi, dei suoi sacrifici sui libri, dei pomeriggi – e a volte le sere – passati su manuali voluminosi e non sempre entusiasmanti.
Così pian piano si fa sera e Lucia, un’ultima occhiata alla ventiquattrore, agenda, fascicoli, codici tascabili, si riavvia verso casa.

Sarà Lucia fino alle 7,00 di domani

Ancora qualche ora.
Agnese vorrà ripetere con lei gli ultimi capitoli di storia.
Dovrà sistemare i piatti dopo cena, caricare la lavastoviglie.
Luca – la cui presenza le ricordava che era anche moglie, ogni tanto – avrà bisogno di lei per controllare dei documenti da firmare per un nuovo progetto di lavoro.
Finalmente, il bagno: si strucca con lentezza esasperante, lo sguardo allo specchio e alla ruga intorno alle labbra che la scruta impietosa, si lava i denti, massaggia le mani con una crema alla lavanda.
Domani è mercoledì, ha lezione di yoga.
Si manda un sorriso di sollievo.
Pigiama, qualche pagina del libro che ripone meticolosa sul comodino, gli occhi chiusi, le mani giunte in preghiera.
Sarà Lucia, tranquilla, fino alle 7,00 di domani mattina.
Buonanotte Lucia, riposati, te lo meriti!


Maria Lovito, nata a Matera nel 1969, vive a Policoro con figlia e marito. Avvocata civilista dal 1996 , nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro ‘La gabbia di Anna‘, nel quale ha affrontato il tema della violenza domestica e soprattutto psicologica. Scrive sul blog LeggoLibri. Ama leggere i classici e la letteratura di genere.

 


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